Subini (Cofuse):"La proroga sui Capanni vale solo per quelli di valle"

Ravenna | 24 Marzo 2017 Le Opinioni
Federica Ferruzzi - Il consiglio comunale ha approvato all’unanimità la variante al regolamento dei capanni da pesca e caccia, che proroga al 31 luglio 2018 i termini per la presentazione della documentazione relativa alle istanze per la riqualificazione delle strutture. La decisione, votata all’unanimità, soddisfa però i capannisti solo a metà, come spiega il presidente di Cofuse, cooperativa Fiumi uniti servizi, l’ingegnere Sergio Subini. «La proroga approvata dal consiglio comunale relativamente alla presentazione dei progetti al 31 luglio va bene per i capanni che si trovano nelle pialasse, ma non per quelli lungo i fiumi - osserva Subini -, che sottendono alle norme riguardanti il rischio idrico derivante da fiumane. Questo significa che questi capannisti non hanno la possibilità di presentare progetti di riqualificazione perchè non sarebbero conformi. E’ quindi necessario che il Comune tenga conto del vincolo e agisca di conseguenza, commissionando uno studio dei fiumi romagnoli». A ridosso di molti corsi d’acqua, infatti, esistono capanni a terra, posizionati nella golena, come già fece notare nel dicembre 2015 una delegazione di capannisti che pose il problema all’attenzione pubblica. Poco meno di un centinaio sono quelli che si trovano sugli argini dei Fiumi Uniti. «All’epoca venne chiesto al consiglio tecnico di bacino di trovare una soluzione e il Comune emise un protocollo che regolamentava la gestione dei pre-allarmi dovuti a fiumane su tutti i fiumi romagnoli. E’ chiaro che un elemento che potrebbe aumentare il livello del fiume potrebbero essere i capanni ed è per questo che noi, già nel 2013, chiedemmo al professionista Alberto Bizzarri di condurre uno studio che determinasse, in maniera analitica, gli effetti dei capanni a seguito di una fiumana di valore massimo nell’ambito dei Fiumi Uniti. Il risultato fu rassicurante, ma riguardava solo il tratto compreso dalla Chiusa Rasponi alla foce. E’ quindi necessario che venga realizzato uno studio del rischio idrico a monte, ovvero che parta dalla confluenza tra Ronco e Montone. Per fare questo dovrà però essere individuato uno studio tecnico esperto del settore che ricalcoli il rischio idrico. E’ per questo - sottolinea il presidente - che chiediamo che venga nominata una conferenza di servizi in cui tutti gli attori vengano coinvolti. E’ giunto il momento di definire incarichi e competenze, perchè i termini che sono stati indicati finora sono validi solo per le valli e non per i fiumi. E’ importante che l’organo politico alle chiacchiere faccia seguire i fatti». Secondo Subini, «Quando capiremo l’effettiva incidenza dei capanni, e la necessità di intervenire o meno sugli argini, sarà necessario muoversi per modificare il Rue, al fine di contemplare anche i capanni a terra. Una volta che avremo questo in mano presenteremo progetti di riqualificazione, perchè vorrà dire che il rischio idrico sarà scongiurato». A riassumere l’umore dei colleghi capannisti è anche il consigliere Carlo Gambi, che sottolinea: «Negli anni passati in due o tre riprese abbiamo chiesto una sanatoria al Comune e il risultato è stato vedersi recapitare un’ingiunzione di demolizione che, ancora oggi, non capiamo con quale criterio sia stata decisa, perchè è stata spedita anche a chi aveva tutto i diritto di rimanere. Il malcontento è alto: noi, anche tramite l’associazione, cerchiamo di mantenere un livello educato di confronto, ma non è possibile che ancora oggi regni così tanta confusione. Nei Fiumi Uniti l’ultima concessione è stata rinnovata nel 2003, nonostante i capannisti abbiano continuato a pagare. E’ ora di trovare una soluzione».
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