Maria Paiato in prima nazionale al Masini con «Stabat Mater»

Faenza | 10 Febbraio 2018 Cultura
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Elena Nencini
Ritorna al teatro Masini di Faenza, in prima nazionale, l’attrice Maria Paiato, domenica 11, ore 21, con lo Stabat Mater di Antonio Tarantino, regia di Giuseppe Marini. L’attrice veneta interpreta Maria Croce, una sorta di Madonna dei bassifondi, turpiloquiante e bestemmiatrice, ragazza madre, ex-prostituta, ora stralunata straccivendola afflitta da una farneticante logorrea, un’incontinenza verbale comicamente oscena. È la lingua degli ultimi, dei reietti, degli emarginati. E’ un turpiloquio verso un ambiente ostile e avverso, dominato dall’ossessione per il sesso, soprattutto quello maschile, e la promiscua fornicazione; oltre all’approdo razzista nell’inevitabile guerra tra disperati che vede Maria proferire invettive scurrili contro i marocchini, il nemico da cacciare .
Un accidentato e originale percorso linguistico nel quale il comico fa programmaticamente da apripista all’orrore dell’esistere.
Paiato, che rapporto ha con la religione questa sorta di Madonna blasfema?
«Il suo rapporto con la religione sta nel suo essere totalmente nel territorio degli ultimi, dei diseredati, degli amati di Cristo. Trovo che ci sia, nel puntare la luce su questo mondo, un grande senso di compassione, di pietas, che si dipana in questo mondo emarginato, relegato nell’ignoranza. Un mondo consapevole che l’ignoranza nella quale sono costretti fa parte di un gioco ben preciso, dal quale non si può uscire. Se infatti un essere umano così lo trasformi, lo educhi lo rendi un disadattato. Il figlio di Maria infatti è un disadattato, dotato di grande intelligenza, ma viene preso incarcerato e di lui non si saprà nulla. Nella sua anima pura, pulita, Maria Croce non è una malvagia: nella sua semplicità ha un grande cuore e una grande accoglienza verso il mondo».
Cosa servirebbe secondo lei per migliorare il problema degli immigrati?
«Non lo so, bisognerebbe mettere in moto qualcosa che è dentro di noi, che ha che fare con la buona volontà. Essere accoglienti verso gli altri è molto faticoso. Figurati in un momento come questo dove tutto è fatto per fare meno fatica, dallo sbattitore delle uova al tubetto della maionese. Non so nemmeno se la politica possa scardinare quel cosa che è finito in fondo al nostro animo, i politici sono sordi ed è ancora più grave delle persone normali perché ci rappresentano».
Quanto ‘le costa’ interpretare dei personaggi così impegnativi?
«Molta fatica, ma accetto con gioia queste parti. Tutte le volte mi dico ma perché mi metto in queste situazioni ‘atletiche’? Racchiude tutto questa Maria, un ventaglio di colori, di possibilità espressiva. Ci vuole una preparazione atletica non solo artistica. È molto faticoso questo ruolo, la scenografia è bella, essenziale, ma bisogna fare su e giu. E poi emotivamente è molto forte, ci sono zone molto delicate e dolorose: l’aborto, il rifiuto, il rifiuto degli altri. Devi andare in mezzo secondo da uno stato allegro, spensierato, ridanciano a tutt’altro genere. E poi ci sarà il debutto, dovrò ascoltare la temperatura che viene dal pubblico. Questi ruoli sono un grande onore ma al tempo stesso un grande onere».
Che emozione è essere al Masini in prima nazionale?
«È una cosa molto bella, anche perché vivendo a Occhiobello verranno a vedermi tante persone che mi conoscono. Inoltre è un ritorno che mi fa piacere in questo teatro molto bello. Mi piace idea di cominciare da lì perché parto da un pubblico noto per essere caldo, attento, acuto. Per essere una prima nazionale ho bisogno di questo: ho bisogno di sentire gente calda, vicina».
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