Luigi Mazzoni riparte con la Berton e con «Maria Stella»

Faenza | 06 Ottobre 2017 Cultura

Federico Savini

«Da quest’anno torno a scrivere E Lunêri di Smembar e mi concentrerà su un diverso tema ogni anno. Partirò con il dialetto, con il suo stato di diffusione, il lavoro dell’Istituto Schürr e il ricordo, non celebrativo ma inevitabile, di Giuliano Bettoli e Giovanni Nadiani». Se Luigi Antonio Mazzoni ci assicura che Gino d’Grapela tornerà a scrivere il Lunêri direi che ci possiamo fidare. Il drammaturgo faentino, a capo della Filodrammatica Berton, si conferma peraltro infaticabile, dato che sta non solo per avviare la stagione del teatro dei Filodrammatici (dal 13 ottobre) ma anche per debuttare a Modigliana con Maria stella, scene da una vita straordinaria, ambizioso spettacolo teatrale che debutterà al teatro dei Sozofili in due repliche, venerdì 6 e sabato 7 alle 20.45 (info 392/7362417).

«Sarà uno spettacolo del tutto diverso rispetto a quello che anticipammo in aprile coi ragazzi delle scuole – spiega Mazzoni -. Un vero “spettacolone” di due ore e mezzo con 30 personaggi, per raccontare la vicenda del Baratto di Modigliana dal punto di vista di Maria Stella, come ne scrisse nel libro autografo Maria Stella ovvero cambio criminoso di una bambina di più alto rango con un fanciullo della più vile condizione, ma tenendo presente anche il punto di vista dei detrattori della sua versione».

Per la Berton è un impegno non da poco. E per te in particolare…

«Lavoro a questo spettacolo dall’aprile del 2016, dopo essere stato coinvolto nel progetto sulla “modiglianesità perduta” promosso da Giuseppe Baldini, insieme alle scuole e al Comune. Cinque attori sono modiglianesi e reciteranno anche parti in dialetto, mentre il resto del cast è bertoniano, come pure i tecnici. Maria Stella sarà rappresentata, nelle diverse fasi della sua vita, da tre attrici. Nell’aprile di quest’anno avevo il resto pronto, poi l’abbiamo ridotto per la prima rappresentazione con i bambini, per riprenderlo, tagliarne alcune parti ma rimanendo comunque sulle due ore e mezza di spettacolo».

Serve per considerare tutte le opinioni sulla vicenda?

«Sì, come dicevo lo spettacolo racconta il punto di vista di Maria Stella ma nella scena finale, dopo la sua morte, si considera anche quello degli scettici. Il mistero persiste ed essendo scomparsa la salma di Maria Stella, pur con le indicazioni precise sul cimitero a Parigi, non si potrà mai nemmeno fare una prova del dna. Maria Stella sarebbe la figlia del duca Luigi Filippo d’Orleans, scambiata col figlio di Lorenzo Chiappini, capo carceriere della contessa Camilla Borghi-Biancoli di Modigliana, che ospitò i nobili francesi sotto mentite spoglie. Secondo i detrattori il duca, però, a Modigliana non portò la moglie ma l’amante, che tra l’altro ha avuto davvero una figlia mai riconosciuta. L’ipotesi di Maria Stella ha però dei punti di forza, ad esempio l’improvviso arricchimento di Chiappini e il fatto che la ragazza, in teoria una popolana, viene fatta studiare e recitare, per poi sposare un Lord inglese. Quando ricostruirà le sue origini, non si darà pace per riaffermare la sua identità, e tutto questo lo raccontiamo nello spettacolo».

In novembre lo porterete a Faenza. Con delle differenze?

«Sì, perché ai Filodrammatici sarà più semplice dividere in tre la scena, mentre ai Sozofili useremo palchetti laterali e ci saranno alcuni cambi in scena. A Faenza per la prima volta useremo i fondali proiettati. Lo spettacolo si avvale anche della collaborazione di Faenza Danza».

Nel frattempo ripartono i corsi della Berton.

«Sì, io seguirò come sempre gli adolescenti, per un massimo di 15 iscritti, mentre Daniele Porisini si occuperà del laboratorio adulti. La Filodrammatica continua a contare un’ottantina di iscritti tra le sue fila».

E il resto della stagione?

«Il 13 ottobre si parte con il classico Bota So’, con la regia di Rita Gallegati, seguito da La paura di ledar con Cvi de Funtanõ. Dopo Maria Stella, a fine novembre toccherà alla fiaba, diretta da Nicoletta Mazzoni, Sette streghe per Biancaneve, mentre per il Capodanno al Masini e il gennaio ai Filodrammatici riporteremo in scena Divôrzia pu te!. In febbraio gli Amici del Teatro di Cassanigo saranno nostri ospiti in La fameja dj imbarlé, per la regia di Alfonso Nadiani, e a metà del mese riediterò Un marid e do valis, una commedia dialettale molto divertente che ha un testo praticamente di pubblico dominio, esistente in molte versioni. In marzo rifaremo i Lõn ad mêrz per approfondire il dialetto con l’Istituto Schürr e Barbara Solaroli curerà il nuovo spettacolo Le pillole di Ercole, classico del vaudeville».

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