Il regista faentino Andrea Tagliaferri in concorso al Torino Film Festival con «Blue Kids»

Faenza | 01 Dicembre 2017 Cultura
Federico Savini
«Mi interessava soprattutto raccontare uno stato d’animo, per tramite di una storia estrema, certo; una storia che però nasce da emozioni che tutti possiamo riconoscere. Fragilità e solitudine possono portarci a perdere il contatto con la realtà». E’ palpabile un certo affetto, quasi un desiderio di protezione per i suoi Blue Kids nelle parole di Andrea Tagliaferri, regista faentino che venerdì 1° dicembre debutterà ufficialmente, al Torino Film Festival, proprio con la proiezione di Blue Kids, il suo lungometraggio d’esordio. Un film girato in buona parte in Romagna, anche in quella Faenza che Tagliaferri non ha mai perso di vista nonostante il cinema l’abbia portato a vivere a Roma, dove lavora da anni nello staff di Matteo Garrone, come aiuto regista. Con Blue Kids è per la prima volta regista, nonché sceneggiatore insieme a Pier Paolo Piciarelli, della morbosa storia di un fratello e una sorella che consumano una terribile vendetta, senza possibilità di ritorno. «La nostalgia della vita prima ancora di averla vissuta, la paura dei sentimenti e l’incapacità di comprenderli conducono due fratelli in una bolla in cui tutto è possibile, perché nulla sembra avere conseguenze. Come nei giochi che vano da bambini - spiega Tagliaferri -. La vendetta sta nel punire chi gli ha tolto la purezza, lo sguardo spensierato che non avranno mai più, senza comprendere che la colpa non è di nessuno, se non della vita stessa. E allora tanto vale continuare a giocare».
Come vivi questi giorni al Torino Film Festival?
«E’ una bellissima opportunità, un festival tra i maggiori in Italia, incentrato sui registi esordienti o quasi. In queste settimane abbiamo ritoccato gli ultimi dettagli del film e sono molto concentrato sul festival».
Lavori al fianco di Garrone da una decina d’anni, ma quanto è diverso fare da principale timoniere per un film?
«Parecchio, perché si è responsabili di ogni scelta, e se ne fanno di continuo. Gli errori vanno colti al volo, in corso d’opera. Il cinema è un lavoro collettivo, questo non va dimenticato, e i collaboratori spesso sono i più lucidi nel dare consigli. La fiducia è importantissima»
Cosa ti interessava raccontare con Blue Kids?
«Uno stato d’animo, come dicevo, una storia privata e anche estrema che però trae spunto dalla cronaca. Ma non è l’aspetto cronachistico quello che mi interessa, e neppure quello pruriginoso, certi fatti di cronaca nera danno spunti per astrarre l’episodio criminoso e ricondurlo a un contesto più generale, in cui la società fa da sfondo a vicende, pensieri e solitudini che sono sempre molto personali. Sondare le emozioni e i tormenti che si accavallano in situazioni difficili è ciò che mi interessa, capire cosa succede quando una persona erige barriere che la separano dal resto della società, fino alla perdita di consapevolezza. Sono cose che, anche senza arrivare ai gesti estremi che racconto nel film, fanno parte della vita. E la fragilità è una condizione molto comune».
Come mai hai girato molto anche in Romagna?
«Perché la frequento tuttora, ci sono cresciuto ed è stato naturale proprio immaginare la storia in questi luoghi. Nell’arco dei due anni di lavoro per Blue Kids abbiamo girato a Comacchio, a Milano Marittima nell’area del Woodpecker e a Faenza, in diversi luoghi tra cui la chiesa di S.Ippolito. Poi abbiamo fatto un casting al teatro Masini e devo dire che tutti a Faenza, dal Comune allo stesso teatro fino alle comparse, si sono prodigati per aiutarci, aprendoci locali, dandoci consigli e comparendo nel film a titolo gratuito».
Sicuramente gli attori sono importantissimi in questo film. Come li hai scelti?
«In modo semplicissimo, il casting è stato veloce. Sono partito dai loro volti, da come li immaginavo e devo dire che praticamente subito i protagonisti si sono rivelati adatti al ruolo, ci siamo intesi al volo. E’ stato tutto molto spontaneo».
Lavorate già alla distribuzione?
«Sì, cercheremo di proiettarlo in tutta Italia. Presumibilmente circolerà nelle sale d’essai. Ancora non c’è una data d’uscita».
Nel frattempo continui a lavorare con Garrone?
«Sì, collaboro con lui da 10 anni, a partire da uno stage che feci quando frequentavo il Centro sperimentale di cinematografia. Il primo film in cui ho lavorato sul set con Matteo, come aiuto-regista, è stato Gomorra, a cui sono seguiti Reality e Il Racconto dei Racconti. Lavorare con lui era e resta una fantastica opportunità e spero di continuare a farlo a lungo».
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