Il Lunêri di smémbar 2018 fa il punto sullo stato di salute del dialetto

Faenza | 05 Dicembre 2017 Cultura
Federico Savini
«In tagliàno ciacariamo
Del dialèto ci sminghiamo,
Sé, burdèl, sinò a pasẽ
Pr’ ignurẽt o cuntadẽ!»
Parla chiaro il Presidẽt dell’assemblea degli Smembri, che per l’edizione 2018 dell’annuario più antico di Romagna torna a zirondellare con la felice penna di Gino d’Grapela/Luigi Antonio Mazzoni, e dedica le sue rime dialettali proprio al… dialetto!
Il nuovo Lunêri di smémbar, sempre edito dalla Tipografia Faentina - e ci mancherebbe altro, che qua le tradizioni sono una cosa seria -, circola ormai in buona parte delle edicole di Romagna, e in molte librerie. Naturalmente la formula è immutata nella sostanza, con l’immancabile zirudela illustrata (ci torniamo poi), le ricorrenze legate ai santi, i modi di dire dialettali di Mario Gurioli, dedicati quest’anno alla dialettica dei sessi, ossia a quel che di norma pensano gli uomini delle donne e viceversa, e poi ci sono le eclissi, le feste comandate, le previsioni, i consigli per la semina e l’intramontabile omaggio a Mathieu De La Drome, l’astronomo che scoprì le relazioni tra le fasi lunari e l’atmosfera, che nel Lunêri di smémbar arrivano nel 1868.
Ma dicevamo del ritorno di Gino d’Grapela a comporre la zirudela introduttiva, che quest’anno infila davvero rime di livello egregio per ribadire un concetto che su queste pagine - e su tante altre – viene ribadita con un fare da Cassandra forse un tantino antipatico ma abbastanza inevitabile, dato che parliamo della stato in cui versa il dialetto romagnolo «parlato», perché a giudicare dalle pubblicazioni la situazione sembrerebbe persino rosea, però sappiamo bene che il nostro vernacolo ha dei sostenitori tenaci e dei custodi preziosi a dir poco. Tra i primi di questa genia, aihnoi, il 2017 ci ha privato di uno che «Cvãti stôri ch’ l’ à svulê / E’ sra ‘d là, dri armis-ciê / E’ dialèt cun l’itagliã. / Bõ lavor, Viscõt Zugliã!». E il predetto, indimenticato Visconte compare anche nel disegno centrale fra i personaggi che assistono un anziano ricoverato, un certo signor Dialetto Romagnolo, magari lo conoscete anche voi.
Tra i convenuti si riconoscono altre figure compiante e fondamentali come Masì Piazza e Giovanni Nadiani, a fianco di Luigi Mazzoni e Stefano Casanova, mentre alla destra del ricoverato ci sono Gianni e Paolo Parmiani, Vittorio Bonetti, Vince Vallicelli e probabilmente, un po’ più su, il poeta Carlo Falconi e il cantautore Claudio Molinari, che tutti insieme avevamo visto (e fotografato) nella terza edizione del nostro «reading dialettale» «Scor cum ut à insigné tu mé!», ai Salesiani di Faenza.
Se tutti quanti lo prendessimo per lo stimolo che è, l’incitamento di Gino d’Grapela potrebbe pure far maturare dei frutti per mantenere rigogliosa quella che lui giustamente definisce «la lengva nostra ‘d nõ!».
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