ROMAGNA MIA | Un limite al gioco d'azzardo di Manuel Poletti

03 Luglio 2017 Blog Settesere
Un limite al gioco d’azzardo
 
Un segno di civiltà in più c’è nel nostro territorio da metà giugno, data di pubblicazione sul Bur dell’apposita delibera di giunta regionale, che riguarda il divieto di sale da gioco e scommessa entro un limite di 500 metri dai luoghi sensibili quali scuole di ogni ordine e grado, strutture sanitarie e luoghi di culto.
Sul gioco d’azzardo si è detto e scritto molto, sul male che fa, sui soldi (tantissimi) che tanti cittadini buttano nelle slot o altro del genere (circa 1800 euro mediamente all’anno per ogni cittadino regionale); oltre il 5% di Pil romagnolo finisce in questo settore, che in tempi di crisi ha fatto ancor più ‘vittime’.
Adesso ogni Comune ha sei mesi di tempo per procedere alla mappatura dei luoghi sensibili nel proprio territorio; successivamente avrà altri sei mesi di tempo per comunicare ai titolari delle sale gioco e delle sale scommesse ricadenti nel divieto di esercizio i provvedimenti di chiusura e ai titolari di bar e altri esercizi con macchinette slot il divieto di installazione di nuovi apparecchi e il divieto di rinnovo dei contratti alla loro scadenza.
Il limite è stato inserito nel Testo unico sulla Legalità grazie a un emendamento, presentato dalla consigliera forlivese Pd Valentina Ravaioli e che poi è stato approvato all’unanimità dall’Assemblea legislativa.
In passato erano stati alcuni Comuni romagnoli ad aprire il fronte di contrasto con i locali di gioco d’azzardo: Ravenna, Imola, Cesena e poi Faenza furono fra i primi in Italia ad adottare misure stringenti sugli orari di apertura di locali e bar che gestiscono anche slot. Non fu e non è una battaglia facile, critiche e pressioni sono state all’ordine del giorno, ma se si vuole mantenere adeguato il nostro welfare emiliano romagnolo l’unica strada giusta è quella di tenere una distanza sempre maggiore da questi giochi. 



 
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