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Danilo Misirocchi (Cia): «Piano di gestione del lupo, serve una celere approvazione. La specie animale meno protetta è l’allevatore»
09/02/2017 | Le Opinioni

La Conferenza Stato-Regioni il 2 febbraio ha rinviato, all’unanimità, la discussione del «Piano di conservazione e gestione del lupo», un provvedimento ministeriale che dispone, fra varie contromisure, anche l’abbattimento «selettivo» solo «in casi eccezionali» dei lupi su esemplari problematici. La Cia di Ravenna è estremamente delusa da questo rinvio e preoccupata del clima avvelenato che sta assumendo questa vicenda.
Presidente Misirocchi, come interpreta il rinvio della discussione del «Piano di conservazione e gestione del Lupo»? 
«Mi è capitato personalmente di vedere un animale che sgozza un altro animale e non è un bello spettacolo. Il pronunciamento della Conferenza Stato Regioni ci sembra anti-democratico nei confronti degli stessi animali: se da una parte il lupo, per il quale abbiamo tutti giustamente simpatia, è super tutelato, dall’altra greggi, agnelli, puledri, solo per fare alcuni esempi, possono essere sgozzati dallo stesso. Nessuno se ne preoccupa». 
Qual è il vostro auspicio?
«Che il Piano venga approvato con la norma che ha generato questo stop, che non tutela nessuno. L’ambiente è fatto di equilibri. Tutte le volte che l’uomo interviene distruggendo e tutte le volte che interviene salvaguardano ‘a prescindere’ crea disequilibri e ciò va sempre e comunque contro l’ambiente. In più occasioni in merito alla fauna selvatica e al rapporto con l’uomo e l’agricoltura ho espresso la necessità di un dialogo, fra tutte le parti, libero da pregiudizi e strumentalizzazioni per la ricerca, seppur complicata, di un equilibrio difficile ma necessario». 
C’è chi sostiene che la deroga al divieto di rimozione dei lupi, anche se selettiva e solo in casi eccezionali, vada eliminata dal ‘Piano’ puntando esclusivamente su misure preventive. Da sole servono a difendere il lavoro dell’uomo e l’uomo?
«Le misure preventive come reti elettriche, cani da guardia, prevenzione degli accoppiamenti fra cani e lupi, che il ministro Galletti ha definito di grande valore scientifico, dal punto di vista pratico sono, soprattutto in collina, difficilmente attuabili, poco efficaci e spesso molto costose. Il ricorso, in casi estremi, all’abbattimento serve a tutelare la natura e la sicurezza delle persone. Il lavoro dell’agricoltore costituisce un valore aggiunto per l’ambiente garantendo il presidio del territorio, la stabilità dei versanti, l’assetto idrogeologico, la cura del paesaggio. L’abbandono della collina, ed anche questo è dimostrato scientificamente, rende i territori più esposti a catastrofi. Andando avanti così un giorno la collina ci cadrà addosso con sopra i lupi, i cani selvatici, i cinghiali e, di fatto, non avremo difeso né ambiente, né animali, né uomo. Mettiamo così in difficoltà quegli allevatori e quegli animali verso i quali dimostriamo una grande e giusta solidarietà solo in caso di catastrofi come quella accaduta nelle aree terremotate del centro Italia mentre, diversamente, non mettiamo gli allevatori in condizione di esercitare l’attività. I dati Istat dell’ultimo censimento registrano che il numero di aziende agricole e zootecniche dal 2000 al 2010 è calato del 32,4% e da allora ad oggi le problematiche, a differenza delle aziende, non sono diminuite». 
La discussione in Conferenza Stato Regioni è stata rinviata presumibilmente al 23 febbraio. Quali sono le aspettative?
«Questa vicenda ha messo in evidenza, fra le altre cose, che la politica divisa, anche all’interno dei partiti, si trova d’accordo a fare il danno degli allevatori. Ci auguriamo che la discussione riprenda con responsabilità e che emerga una sensibilità unanime anche nei confronti di allevatori e pastori e che scaturiscano azioni concrete di risposta alle difficoltà, misure di tutela appropriate per l’attività agricola che genera benefici alla filiera e quindi all’intera comunità. Salviamo l’ambiente, tuteliamo gli animali, persone e lavoro compresi». 

 
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