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Antonio Campri, neo presidente Deco: «Vogliamo crescere ancora, pronti nuovi investimenti»
07/01/2017 | Le Opinioni

Antonio Campri, 52 anni, lughese di San Potito, sposato con un figlio che studia ingegneria, è da un paio di settimane il nuovo presidente della cooperativa Deco Industrie di Bagnacavallo, realtà di primo piano del tessuto produttivo ravennate che opera nei settori della detergenza e dei prodotti da forno dando lavoro a circa 500 persone (di cui circa 300 soci) con un fatturato 2016 che sarà intorno ai 150 milioni di euro.
Campri come si è giunti alla sua elezione?
«Alla mia nomina si è arrivati con una modalità simile ad una elezione in un consiglio di amministrazione (che non è scaduto, la fine naturale del mandato è nella prossima primavera, ndr) con le dimissioni di Giordano Graziani che andrà in pensione a fine gennaio. Abbiamo deciso di chiedere a tutta una serie di persone di riferimento all’interno del gruppo, di individuare, all’interno del cda, chi poteva rappresentare al meglio rappresentare la figura del presidente in sostituzione di Graziani. Da questo percorso fatto coi soci è emerso che il mio nome: è un onore e una grande soddisfazione. Faccio parte del consiglio di amministrazione dalla metà degli anni Novanta e con Giordano lavoro dal 1985: sono stato assunto un mese dopo di lui, ambedue per un aumento delle attività produttive. Siamo entrati come operai e abbiamo fatto tutto il percorso all’interno dell’azienda».
La sua visione dell’impresa cooperativa?
«Deve avere la testa come tutte le imprese che competono sul mercato, ma il cuore e lo spirito deve essere quello di un cooperatore che abbia ben presente l’intergenerazionalità e che metta sempre al centro il socio. Per questo nell’ultimo bilancio abbiamo messo quasi 150mila euro in attività sociale e welfare aziendale».
Qual è stato il suo primo approccio alla cooperativa?
«Ho fatto domanda in Deco grazie al passaparola e sono entrato perché avevo un diploma adatto all’incarico per cui sono stato assunto. Un amico che lavorava già qui da qualche mese sapeva che si doveva ampliare per via delle nuove commesse e mi disse andare a fare domanda alla Lughesina visto che cercavano del personale. Entrai con un contratto di formazione lavoro di 18 mesi: eravamo in 4 per 2 posti. La selezione c’è sempre stata, ci deve essere e deve essere esclusivamente meritocratica».
Qual è stato il suo percorso?
«Nel corso degli anni ho sempre cercato di fare bene le cose che dovevo fare e, anzi, venivo visto dai più esperti come un ‘rompi scatole’ - sorride Campri - perché cercavo di capire tutti i segreti del mestiere: sono sempre stato un curioso. Questo mi ha permesso di poter prendere, a piccoli passi, incarichi sempre più di responsabilità all’interno della cooperativa: da operaio a manutentore, poi responsabile del reparto di soffiaggio, della manutenzione e dello stabilimento di Bagnacavallo. Con le acquisizioni sono diventato responsabile degli stabilimenti della detergenza, poi l’azienda è cresciuta e si è ristrutturata dal punto di vista delle funzioni e dei ruoli, quindi ho assunto il ruolo di direttore tecnico: seguo per tutto il gruppo gli investimenti, le manutenzioni e la gestione del patrimonio, mentre Graziani segue la produzione. Diventare presidente è solo l’ultimo passaggio».
Il momento più difficile?
«La perdita di Claude Nardelli nel 2006: era il nostro direttore operativo e il nostro supporto, oltre che una persona squisita dal punto di vista umano. Ci siamo stretti, abbiamo fatto quadrato e ci siamo appoggiati molto al nostro attuale amministratore delegato Giorgio Dal Prato. Sotto la sua guida siamo riusciti a superare questa perdita molto importante. Abbiamo superato questo momento difficile sia dal punto di vista umano che economico dell’azienda, visto che eravamo in un mare in tempesta, come tutte le aziende del nostro settore in quel momento».
Qual è il segreto di Deco?
«Una gestione manageriale di un’azienda che tutti i giorni deve confrontarsi sul mercato a cui è attenta ogni momento. Siamo efficienti e investiamo molto in innovazione, fondamentale per supportare le idee e cogliere le novità del mercato. Nel 2017 faremo investimenti per oltre 6 milioni di euro. Andremo a sviluppare gli stabilimenti dove facciamo le piadine, con nuovi forni per migliorare la qualità del prodotto. Nello stabilimento di Bagnacavallo investiremo per cogliere alcune opportunità con nuove confezioni e prodotti che dal punto di vista formulistico sono sempre più complessi e che devono essere gestiti tecnologicamente. Sullo stabilimento di Ravenna andremo a fare un importante investimento di oltre 2 milioni di euro per andare a realizzare nuovi biscotti e prodotti salati per seguire i cambiamenti nei gusti dei consumatori: produrremo senza grassi, senza farine raffinate e prodotti naturistici che permettono di soddisfare le nuove esigenze».
Nel 2016 avete acquisito il Packaging Imolese. Perché e come si svilupperà?
«E’ un’azienda che conosciamo da anni, con prodotti complementari ai nostri: noi lavoriamo nella detergenza di largo consumo, mentre a Imola vengono prodotti profumi, additivi per il bucato, prodotti per la cura della persona e del corpo, ossia tutti articoli che a Bagnacavallo non vengono fatti. Quindi per noi, che collaboravamo con loro da vari anni, è diventato un ampliamento dell’offerta. Quando la proprietà ha iniziato a ragionare sulla cessione dell’azienda, a noi è venuto logico fare quello che dev’essere naturale in ogni cooperativa: crescere per dare valore ai soci e al territorio. Solitamente, coi tempi necessari, incorporiamo l’azienda acquisita: l’obiettivo è che accada anche col Packaging Imolese».
Quali sono le sfide della sua presidenza?
«Mantenere una base sociale coesa e unita come è stato fatto fino a questo momento da Graziani, perché una delle sue peculiarità è quella di riuscire a dare sempre una risposta anche difronte a situazioni difficili. Questo gli ha permesso il giusto riconoscimento da parte di tutti i soci, da vice prima e da presidente poi, del ruolo di eccellenza dal punto di vista sociale».

Christian Fossi
 

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