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Crisi di governo, il politologo faentino Ignazi: "No alle elezioni subito, serve un governo di scopo"
08/12/2016 | Le Opinioni

«Il referendum ha dimostrato con chiarezza che la società italiana è molto insoddisfatta; che non si esprime con moti di protesta, ma che rimane assai distaccata da chi governa. Per esprimere questo malcontento ha trovato quest’occasione, in cui è stata chiamata in causa direttamente».
Il politologo faentino Piero Ignazi, editorialista di La Repubblica, spiega così l’esito sorprendente del referendum, che ha visto la netta affermazione del «No» con circa il 60% dei consensi a livello nazionale.
Professor Ignazi, si aspettava una vittoria così netta del «No»?
«Non mi aspettavo assolutamente un risultato del genere, nessuno se lo poteva attendere in una dimensione così ampia: questo è un elemento fondamentale, in particolare sono sorpreso dall’enorme rigetto che c’è stato soprattutto al sud».
Alta affluenza e «No» sorprendente, Renzi non ha avuto scampo…
«Ovviamente il grande rigetto ha riguardato Renzi ed il suo progetto, le politiche del governo messe in atto. Un altro dato da non sottovalutare è aver visto tutta la classe dirigente schierata con il governo, questo sorta di pressione ha provocato una forte reazione. Chi era fuori, estraneo a quel mondo, lo ha rifiutato ed ha votato ‘No’».
Qual è la soluzione della crisi? E’ realistico pensare ad elezioni a febbraio?
«Spero che ci sia un governo Padoan, che consenta al Paese di affrontare i nodi economici più urgenti.  In questa fase serve un esecutivo che affronti alcuni dossier fondamentali: situazione finanziaria, banche, debito pubblico, occupazione giovanile al sud. Elezioni a febbraio? Spero proprio di no, all’Italia serve stabilità, quindi auspico che le elezioni politiche ci siano a scadenza naturale».
Il Pd rischia la scissione con la vittoria del «No»?
«Nel Pd ci sarà una resa dei conti, la scissione se ci sarà la farà Renzi, non la minoranza di Speranza e Bersani. Oggi serve responsabilità per il bene del Paese». (m.p.)
 
 
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